Più o meno ogni giorno scendo a Pavia e più o meno ogni giorno passo in macchina per la stessa strada.
Ed ecco che l’altro pomeriggio zac! Mi cade l’occhio su un cancello di solito chiuso ma che per caso qualcuno aveva lasciato spalancato. E’ un po’ come se quel qualcuno in realtà avesse aperto la mia testa e all’improvviso ho rivissuto delle emozioni fortissime.
Quel cancello, quel cortile, una cantina piena di giochi… mia nonna abitava proprio lì sopra e quando ero piccola ho passato ogni pomeriggio a giocare in quel cortile che per me era gigantesco con la nonna su una sedia in un angolo che ci guardava.
Ci rincorrevamo in bicicletta su quel cemento pieno di sassolini che facevano rimbalzare le rotelle e che dai rimbalzi mi facevano prudere tutte le mani: immaginavamo di essere al giro d’Italia e andavamo fortissimo per arrivare primi. Ricordo ogni tombino, e i tre garage pitturati di marrone scuro: c’era anche quello di Massimo il bimbo che abitava di sopra… chissà che fine avrà fatto, sarà ancora lì?
E la cantina della nonna, un quadrato di un metro per uno in cui riuscivamo a farci stare di tutto: la casa di Barbie con tutti i pentolini minuscoli che si perdevano ovunque, la palla di spugna che lanciavamo contro il muro facendo finta di essere Mila o Mimì, il lego, il cagnolino arancione che lo schiacciavi e faceva pio-pio… era la nostra cantina delle meraviglie.
L’altro pomeriggio quel cortile invece era diventato piccolissimo, penso lungo 10 metri al massimo eppure nella nostra testolina riuscivamo a farlo diventare enorme… E’ incredibile di cosa siano capaci i bambini. Speriamo che anche il nostro Andrea trovi il suo cortile immenso in cui trasformarsi in quello che vuole!