Anche se molti non la considerano tale, in fondo anche La Martina è un essere umano in grado di provare sentimenti.
Mi ritengo una persona particolarmente sensibile – a volte troppo – ma la mia anima di ingegnere purtroppo ha la meglio su alcuni aspetti della mia vita quotidiana tra i quali la capacità di esprimere le mie emozioni: quando ci provo, o mi metto a piangere come una bambina di due anni, oppure chi mi ascolta capisce la metà della metà (ovvero un quarto) delle cose che sto dicendo. Sono magari bravissima a raccontare il principio di indeterminazione di Eisenberg (Secondo tale principio, se si studia una particella di materia in movimento e se ne conosce la posizione esatta, non si può conoscere la sua velocità, e viceversa), ma non fatemi parlare di sentimenti perchè proprio cascate male.
Ecco perchè in questo attimo di debolezza lascio un po’ di spazio ad un cantante un po’ datato che interpreta una canzone che alla Martis piace un sacco proprio perchè dice cose che mai riuscirebbe ad esprimere a parole.
Per chi ha già letto gli altri libri di Fabio Volo, la filosofia che si ritrova in questo è sostanzialmente la stessa: un ragazzo e la sua vita piatta fatta di abitudini, di donne, di avventure apparentemente appaganti, di un lavoro monotono, che improvvisamente viene travolto da qualcosa di insolito, di diverso, che lo porta a rischiare tutto e a compiere una mezza pazzia pur di trovare se stesso e di sentirsi di nuovo vivo.
La cosa bella di viaggiare in treno è la quantità di libri che si riesce a divorare. Una cosa che mi è mancata da quando ho iniziato a lavorare è stato proprio il tempo per leggere: le tre righe che riuscivo a scorrere la sera prima di crollare come una pera non mi facevano apprezzare nemmeno il libro più bello.