gennaio, 2008

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Non solo ingegnere

giovedì, gennaio 24th, 2008

Anche se molti non la considerano tale, in fondo anche La Martina è un essere umano in grado di provare sentimenti. :-)

Mi ritengo una persona particolarmente sensibile – a volte troppo – ma la mia anima di ingegnere purtroppo ha la meglio su alcuni aspetti della mia vita quotidiana tra i quali la capacità di esprimere le mie emozioni: quando ci provo, o mi metto a piangere come una bambina di due anni, oppure chi mi ascolta capisce la metà della metà (ovvero un quarto) delle cose che sto dicendo. Sono magari bravissima a raccontare il principio di indeterminazione di Eisenberg (Secondo tale principio, se si studia una particella di materia in movimento e se ne conosce la posizione esatta, non si può conoscere la sua velocità, e viceversa), ma non fatemi parlare di sentimenti perchè proprio cascate male.

Ecco perchè in questo attimo di debolezza lascio un po’ di spazio ad un cantante un po’ datato che interpreta una canzone che alla Martis piace un sacco proprio perchè dice cose che mai riuscirebbe ad esprimere a parole.

Perle

lunedì, gennaio 21st, 2008

“Siedo sulla schiena di un uomo, soffocandolo, costringendolo a portarmi. E intanto cerco di convincere me e gli altri che sono pieno di compassione per lui e manifesto il desidero di migliorare la sua sorte con ogni mezzo possibile. Tranne che scendere dalla sua schiena.”

Leo Tolstoy

 

 

Il giorno in più – di Fabio Volo

lunedì, gennaio 14th, 2008

Il giorno in più - Fabio VoloPer chi ha già letto gli altri libri di Fabio Volo, la filosofia che si ritrova in questo è sostanzialmente la stessa: un ragazzo e la sua vita piatta fatta di abitudini, di donne, di avventure apparentemente appaganti, di un lavoro monotono, che improvvisamente viene travolto da qualcosa di insolito, di diverso, che lo porta a rischiare tutto e a compiere una mezza pazzia pur di trovare se stesso e di sentirsi di nuovo vivo.

Bè eppure anche questa volta Fabio Volo è riuscito a farmi ridere e a farmi divorare il libro: sembra di vedere la quarta serie di Lost che gira e rigira racconta sempre le stesse cose, ma che ogni volta ti tiene lì incollato e crea quella dipendenza che non riesce mai a farti dire basta.

In realtà dirò di più: questo penso che sia decisamente il migliore tra tutti i suoi libri, meglio ancora di “E’ una vita che ti aspetto” e “Un posto nel mondo”. Ora che ci penso l’ho detto dopo aver finito tutti i suoi libri, però questa volta ne sono forse un po’ più sicura di tutte le altre.

In metropolitana non riuscivo a staccarmi, camminavo per strada leggendo il libro e ridendo alle battute oppure commuovendomi nei pezzi pseudo-seri. Il suo stile fatto di frasi brevi non denota una particolare abilità linguistica, ma dopotutto non è il genere di persona e di libro che pretende di sfoggiare una dialettica superlativa: sembra raccontare i suoi pensieri nel modo esatto in cui lui li percepisce, come se li buttasse sul foglio in tempo reale mentre li sta costruendo… Insomma tra un romanzo impegnato ed un’opera teatrale ci può stare!!! ;-)

Così è se vi pare – di Luigi Pirandello

lunedì, gennaio 14th, 2008

Così è se vi pare - Luigi PirandelloLa cosa bella di viaggiare in treno è la quantità di libri che si riesce a divorare. Una cosa che mi è mancata da quando ho iniziato a lavorare è stato proprio il tempo per leggere: le tre righe che riuscivo a scorrere la sera prima di crollare come una pera non mi facevano apprezzare nemmeno il libro più bello.

Ora nel giro di un mese mi sono scolata addirittura 4 libri: quindi ora vi tocca sorbirvi i miei commenti sul blog. :-)

Questo libro era stato regalato a tutti i dipendenti dall’ex amministratore delegato di Capgemini quando ha lasciato l’incarico: è rimasto nella mia libreria per circa 3 anni forse perchè lo spessore così irrilevante non me lo faceva notare.

E’ un’opera teatrale che ad un primo impatto è di difficile lettura soprattutto per chi come me non è abituato a leggere opere teatrali: una volta che si entra nell’atmosfera invece si resta intrappolati nel mondo che l’autore descrive e quasi si riescono ad immaginare i personaggi, le loro movenze e si riescono a sentire le loro parole.

Pirandello riesce a creare un gioco di dialoghi che sostiene una tesi ed il suo contrario, che crea una realtà e nello stesso tempo ne dimostra l’assurdità: in fondo chi siamo noi per giudicare gli altri? Come possiamo capire chi sono e come vivono le persone che ci circondano, senza capire prima chi siamo veramente noi?

Riporto una parte del dialogo del Signor Laudisi con la propria immagine riflessa nello specchio:

« Eh caro! chi è il pazzo di noi due? Eh lo so: io dico TU! e tu col dito indichi me. Va là che, a tu per tu, ci conosciamo bene noi due. Il guaio è che, come ti vedo io, gli altri non ti vedono… Tu per gli altri diventi un fantasma! Eppure, vedi questi pazzi? senza badare al fantasma che portano con sè, in se stessi, vanno correndo, pieni di curiosità, dietro il fantasma altrui! e credono che sia una cosa diversa. »

Mille splendidi soli – di Khaled Hosseini

lunedì, gennaio 14th, 2008

Mille splendidi soli

Un’Afghanistan crudele e sconosciuto visto attraverso gli occhi di Mariam e Laila: due vite così distanti e così diverse, che si ritrovano intrecciate fino a diventare inseparabili e pronte a sacrificarsi l’una per l’altra.

Oltre alla storia che non può che coinvolgere chi legge, quello che più mi ha colpito è stata la capacità di Hosseini di far vedere gli avvenimenti da un punto di vista diverso da quello a cui siamo abituati: se vivessimo anche noi una realtà così torturata dal terrore di perdere la nostra vita o quella di chi amiamo, se anche noi avessimo paura di girare per le strade, di essere visti e riconosciuti e se anche noi fossimo costretti a vivere una vita secondo regole assurde dettate da altri che ci privano di ogni libertà… bè, forse saremmo così esasperati, da accettare di vedere il mondo come degli spettatori dietro ad una finestra… forse ci sentiremmo più tranquilli se protetti da un abito nero lungo fino ai piedi che ci permette di spiare chi sta fuori attraverso una piccola grata sugli occhi, ma che non fa vedere al mondo la nostra disperazione… forse sarebbe un angolo sicuro in cui rifugiarci per non perdere la nostra dignità.

Con questo non voglio dire che è giusto vivere o sopravvivere in questo modo, ma solo che il nostro modo di pensare è fortemente influenzato dalla realtà in cui viviamo: a volte per capire gli altri occorre fare uno sforzo ed immedesimarsi nel loro mondo, indipendentemente che si chiami Afghanistan o che solo sia la casa in fianco alla nostra.

Ultima considerazione, giusto per non rendere troppo serio questo post: ora che ci penso bene anche io ultimamente ho un po’ paura a girare per le strade, e a volte vivo secondo regole assurde che mi privano della mia libertà.. e anche io rischio la vita ogni sera quando rientro a casa dal lavoro… sarà mica il caso di rifletterci un po’ sopra?!? :-|